Qualcuno fra di voi forse ricorda quel periodo alla fine degli anni '90 in cui fondamentalmente la vita dell'otaku medio aveva pochi cardini portanti:
- L'acquisto regolare di PSN e Benkyō
- La visione di anime su VHS targate Dynamic Italia
- L'acquisto di oscuri e sconosciuti videogiochi importati che meno di 120.000 £ col cazzo
Pensate a quando non aveva ancora impazzato nel Bel Paese la moda del Cosplay.
Pensate a quando era moralmente obbligatorio possedere una Playstation.
Pensate alle puntate di "Yu Yu degli Spettri", "Chi ha bisogno di Tenchi?", e al resto della compagnia cantante.
Fatto?
Allora siete nel mood giusto per leggere la recensione di un videogioco che pesca a piene mani da questo substrato culturale foderato di superpoteri, scolarette implacabili e mutandine.

